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Attualità

Intervista a Mimmo Lucano, da Riace a Peppino Impastato

In occasione del 41° anniversario della morte di Peppino Impastato ha ricevuto il premio “Musica e Cultura” Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace e creatore del modello Riace, premiato per la determinazione nel voler accogliere i migranti e per la sua umanità.

Dopo aver ricevuto il premio lo abbiamo incontrato per porgli alcune domande sia sulla figura di Peppino, a cui si è ispirato durante la sua carriera politica, che su Riace.

Oggi durante il convegno – “Decreto sicurezza e immigrazione” svoltosi nel pomeriggio all’interno del salone comunale – ha detto che la prima volta in cui si candidò si ispirò alla figura di Peppino Impastato, come mai?

La prima volta che votai il mio voto andò a Democrazia Proletaria, a Riace prese due voti uno mio e uno di mia mamma, avevo saputo che lui si era candidato a Cinisi con lo stesso partito e che era stato anche eletto dopo essere stato ammazzato, la mia simpatia per Democrazia Proletaria era legata proprio alla figura di Giuseppe Impastato. Per me la politica si è dimostrata non un interesse ma qualcosa in più, un tormento, un amore e anche una gioia e questo mi ha avvicinato alla figura di Impastato con quel disperato senso di cercare delle soluzioni, non solo contro la mafia centrale rispetto al contesto del territorio, che poi diventava una forte sofferenza esistenziale, quando probabilmente si accorge che c’è qualcosa quasi di insuperabile rispetto ai sogni e alle utopie, dicendo di non avere più interesse per la politica e la vita. Quando tante volte ho vissuto queste sensazioni lui, per me,era un riferimento costante così come Pierpaolo Pasolini, entrambi con quel senso tragico di disperata vitalità però allo stesso tempo con l’amore per la vita, entrambi però per le loro idee hanno pagato il prezzo più alto.

Come ha accolto la proposta di Casa Memoria di venire a Cinisi dopo essere stato allontanato da Riace?

Come una delle proposte più belle, ne sono rimasto contento. Non sono venuto per mantenere un rapporto vicino con il mio paese, infatti Caulonia è a due passi, non volevo andare troppo lontano e volevo capire come continuare in qualche modo ad essere vicino. Poi mi sono reso conto che cambia tutto non stando nel proprio paese e se stai a sette, dieci o mille chilometri non conta.

Cosa prova nel ricevere il premio Musica e Cultura?

Per me questo è un riconoscimento tra i più belli che abbia ricevuto, in un contesto come quello di Cinisi dove questa storia è stata centrale. È bellissimo perché arriva durante questa vicenda giudiziaria ed è un vero riconoscimento per chi ha fatto della sua vita una bandiera non per la legalità, questa parola mi fa sempre di più un certo effetto anche per via di ciò che sto vivendo, ma per la giustizia. Spesso si abusa della parola legalità quando ci sono queste iniziative o organizzazioni che si ispirano alla lotta sociale contro le mafie, la giustizia è tutta un’altra cosa. La legalità è come se spesso valesse solo per i più forti, per quelli che vogliono mantenere lo status quo per garantire i privilegi, tante volte dietro questa parola si sono mantenute leggi disumane basta pensare all’apartheid, al terzo reich, alla legalità di Mussolini ed a quella di Salvini e del suo Decreto Sicurezza.

Mimmo Lucano e Maurizio Capone ricevono il premio Musica e Cultura

L’anno scorso Cinisi si è svegliata tappezzata da cartelloni di Forza Nuova contro dei migranti, ospitati all’opera Pia, dopo una loro protesta all’interno di quell’istituto. Cosa vuole dire ai cittadini che hanno accolto, diciamo di buon grado, questo intervento?

Non mi sorprende che anche a Cinisi, come in qualsiasi luogo, ci siano questi avvenimenti che dimostrano una deriva dei valori umani e sociali. Ovviamente voglio dire che tutto questo e ciò che ci sta succedendo è assurdo.

Cosa prova a non poter presenziare all’inaugurazione della Fondazione che a Riace continuerà, sul suo modello, l’accoglienza dei migranti?

Speravo che questa volta venisse accolta la richiesta per la revoca delle misure cautelari ma così non è stato e provo un po’ di amarezza per non poter andare ma queste esperienze devono continuare, a prescindere da quello che è stato il mio contributo, perchè un giorno devono essere libere di poter camminare indipendentemente. Non volevo l’elemosina della Procura di Locri nel concedermi di poter tornare per un giorno, è un po’ umiliante questo, e infatti ero restio a sottoscrivere quelle richieste, ho sempre detto di voler giustizia non la commiserazione o la pietà di un giudice. Voglio giustizia e voglio continuare il processo per poter dimostrare la mia innocenza.

di Lorenzo Puleo

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